Parole

Se è vostra convinzione che le parole siano solo parole, potete risparmiarvi la lettura di queste quattro righe. Se invece pensate che si possa andare oltre la semplice articolazione di un suono, ecco alcuni spunti.

C'è chi pensa che le parole siano "soltanto parole". Non è così.
Dietro le parole si nascondono pensieri, idee, speranze, aspettative, paure.
Davanti alle parole cammina il potere.
Esempi del potere della parola se ne possono citare migliaia, tra questi i più belli si trovano certamente nelle Sacre Scritture: i primi versi del Vangelo di Giovanni "Il Verbo si fece carne..." - la parola che diventa carne, prende forma, consistenza e vita. Sempre dalle Scritture, la preghiera commovente del centurione: dì soltanto una parola ed io sarò salvato. Una-sola-parola vale la salvezza di un uomo.
Con la parola il Nazareno resuscita Lazzaro. La parola che salva, la parola che restituisce la vita. Si potrebbe obiettare che questo vale solo per gli uomini di fede, ma, ancora una volta, non è così. Il potere taumaturgico delle parole, ben presente in ogni epoca, coniugato nella moderna psicanalisi, è stato usato con successo da sacerdoti e sciamani di ogni tempo, cultura e latitudine. Nel bene e nel male.

La parola nella politica
La politica inizia con la parola, poi seguono i fatti (o non-fatti) ma, comunque, gli atti. Nelle assemblee delle organizzazioni - di qualunque genere - esistono regole che sanciscono la facoltà di parola, e dietro tale facoltà sta la rappresentatività e il consenso. Davanti alle parole cammina il potere. Non a caso le dittature - tutte - impediscono le forme della parola, vi oppongono censure e veti. Le dittature più raffinate invece si "limitano" a controllare e pilotare le forme della parola.
Dai roghi dei libri "proibiti" al blocco dell'internet, la storia è prodiga di esempi.

La parola scritta
La parola nel racconto, libera tutto il suo potere evocativo, ingenerando nel lettore, emozioni e sensazioni, riportando alla luce ricordi. Nelle parole di Shahrazàd è presente tutta la forza, l'intelligenza, il fascino della parola e il suo potere seduttivo.

Le parole mute
Poi esistono le situazioni in cui si dice che "le parole non servono", come quando cerchiamo inutilmente di attenuare il dolore che segue una grave perdita. In realtà sarebbe più corretto ammettere che non conosciamo le parole giuste e che, anche se le conoscessimo, non saremmo in grado di pronunciarle secondo le regole del parlare al cuore. Esistono parole pronunciate per il cuore che, quasi sempre, risultano incomprensibili per l'interlocutore ma puntualmente raggiungono anche gli angoli più nascosti dell'anima.

Libri, scrittori e lettori
Tratto dal “frasario essenziale per passare inosservati in società” di Ennio Flaiano
La disattenzione è il modo più diffuso di leggere un libro, ma la maggior parte dei libri oggi non sono soltanto letti ma scritti con disattenzione. Oppure con un’attenzione che fa parte dell’intesa autore-lettore. Si legge come si fuma, per tenere occupate le mani e gli occhi. Libri già cominciano a trovarsi abbandonati sui sedili dei treni. Sono stati letti per abitudine, per noia, per orrore del vuoto e di se stessi. Tra i vizi, la lettura, come diceva Valery Larbaud è il vizio impunito, ma in certi casi smettere di leggere come di fumare può evitare gravi conseguenze.
Si può anche leggere un libro per sospetto e invidia. In questo caso il libro è troppo attraente, si pensa che avremmo potuto scriverlo addirittura noi e guadagnare fama e denaro. Bisognava soltanto pensarci. Si tratta di libri che ottengono grande successo, i "meglio-venduti". Di solito centrano un falso problema, una situazione di moda, un punto di interesse e di attualità. Si fanno leggere, ansiosamente, con rabbia, e infine per poter continuare a dubitarne, ma anche per tentare di scoprire il segreto della loro gradevolezza. Dopo un paio d’anni, molti di questi libri, quando uno se li trova negli scaffali, ha voglia di buttarli via. Il fatto è che sono diventati brutti anche esteriormente, non hanno saputo invecchiare bene. Anzi, sono la prova che la bellezza di un libro come oggetto non può prescindere dal suo contenuto. Non c’è infatti sopruso maggiore di un libro stupido rilegato lussuosamente.
Il terzo modo di leggere un libro è il più semplice, ma è proprio dei grandi lettori. Si acquista con l’età, l’esperienza, oppure è un dono che si scopre in se stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di non abbandonare mai "quel" libro, di lasciarlo e riprenderlo, di "andarci a letto". Ma poiché questo modo è suggerito soltanto dai grandi autori, col tempo si resta circondati soltanto da ottimi libri. E si diventa perfidi, si arriva a capire un libro nuovo ad apertura di pagina, a liberarsene subito. E se invece il libro convince, a lasciarlo per qualche tempo sempre a portata di mano, sul tavolo o sul comodino, poiché la sua sola vista procura un vero piacere, né si teme di finirli presto: lo scopo di questi libri è infatti di essere riletti, di farsi riprendere quando tutto va male, quando ci sembra che la verità possa esserci confermata non da quello che succede intorno a noi, ma da quello che è nelle pagine di un libro.