Immagine

Quando si dice che un'immagine è più efficace di mille parole, significa che stiamo davanti ad un ideogramma, un segno che esprime un concetto. Nell'alfabeto cinese - fatto di ideogrammi - la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità. (aforisma di JFK). Qui una sola immagine assomma due concetti diversi creandone un terzo, il tutto nello spazio di un carattere tipografico.
Le immagini, dalle più semplici alle più elaborate, sono codici di comunicazione che veicolano concetti, idee, impressioni etc. Ogni genere d'immagine ha in se un messaggio, a volte destinato a tutti, altre volte destinato a pochi, altre volte ancora soltanto all'artista, come nel caso dell'autoritratto.

Ritratto e autoritratto
Eseguendo un ritratto il pittore - scrive Enrico Sacchetti - non si può contentare di copiare quella maschera che gli uomini si mettono sul viso per recitare la commedia della loro vita. E' così trasparente per lui quella maschera che, qualche volta, non la vede neppure. Invece vuol proprio sapere come è fatto dentro e fuori quell'uomo che gli posa davanti. E' un lavoro di comprensione paziente, geniale, onesto e profondo. Penso che fare seriamente questo lavoro su se stessi sia semplicemente estenuante, doloroso e spietato, quanto inevitabile. Dagli autoritratti di V. van Gogh al capolavoro di O. Wilde "Il ritratto di Dorian Gray", fino alle deformità di Francis Bacon: in tutti è presente come ombra inquietante, il personale confronto con l'abisso descritto da F. Nietzsche.

L'arte e la sindrome di John Doe
Capita spesso che i media, parlando d'arte contemporanea, lo facciano quasi esclusivamente a favore degli urlatori dell'arte. Sono gli artisti che esibiscono gigantesche installazioni in cui mescolano immagini e suoni, entrambi assordanti, come se dovessero rivolgersi ad una platea di sordi e ipovedenti. Dal canto loro, i musei ampliano gli spazi per poter contenere opere sempre più ingombranti.
Perché ciò che sta nel perimetro di una cornice pare avere meno importanza mediatica?
Per dare una risposta corretta è indispensabile formulare la domanda giusta, e qui il dibattito è aperto.
Cosa cercano di fare gli artisti contemporanei?
Si tratta solo di uscire dal perimetro di una cornice?
L'arte contemporanea ha bisogno di visibilità?
E' l'artista che ne ha bisogno?
Quest'arte urlata, per quanto condita di alta tecnologia, è sostanzialmente una variante del grido primitivo: "ci sono anch'io su questo pianeta"?
O forse oggi, se vuoi farti ascoltare, non è più sufficiente battere educatamente sulla spalla della gente, devi colpirli con un maglio e solo allora ti concederanno piena attenzione. A parlare è John Doe, un uomo qualunque, il serial killer protagonista del film Seven, di D. Fincher. Ma...cos'hai di tanto speciale che tutti dovrebbero ascoltarti? il poliziotto rivolge questa domanda al killer che replica dicendo di non avere niente di speciale ma è speciale quello che fa.
Così anche l'arte e l'artista, se vogliono farsi ascoltare, devono "colpire" con superfici estese?
Se fosse solo la soglia di attenzione dei possibili osservatori ad essersi ridotta, "alzando il tono" non si rischia di far più danno?